27 Gennaio 2014: Giornata della Memoria

Nonno partigiano

“BELLA CIAO”
Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir

Seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior

E le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior

Questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà

Per una giusta sensibilizzazione non basta un solo giorno. Molti potrebbero rispondermi che, infatti, le attività e gli incontri durano per lo meno una decina di giorni e su tutto il territorio nazionale. Ma, secondo me, non bastano ancora. Ci deve essere formazione ed informazione tutto l’anno perché il ricordo deve essere SEMPRE presente in ognuno di noi. NON deve essere un ricordo sterile, meramente nozionistico, fatto per lavarsi le coscienze dall’indifferenza ed dai paraocchi che indossiamo tutto il resto dell’anno.
Deve essere un ricordo consapevole affinché ciò che è stato diventi un vero insegnamento perché certe schifezze non riaccadano.
(Suggerisco di leggere “Orrorismo. Ovvero la violenza sull’inerte” di Cavarero ed. Feltrinelli 2007)
Anch’io, come Guccini in “Auschwitz”: “…chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare…”.
A cosa serve ricordare, se non impariamo nulla?? A cosa serve la sterile commemorazione?
Sono convinta che, per riscattare e rispettare veramente tutte le vittime che si commemorano nella giornata odierna (dagli ebrei agli zingari, dai portatori di handicap ai partigiani,…), ci si debba impegnare veramente.
Giustamente ci si indigna per ciò che accadde, ma ci si deve indignare altrettanto fortemente perché non abbiamo impedito che ciò si ripetesse e perché permettiamo che ancora oggi accada. Pensiamo al Genocidio Cambogiano che si è protratto dal 1975 al 1979, al Genocidio di Srebrenica del 1995 e pensiamo al Genocidio dei Palestinesi che ancora oggi persiste (e questi sono solamente alcuni esempi).
Perché permettiamo che la storia si ripeta? Perché non riusciamo ad uscire da questo circolo vizioso e a camminare sulla splendida linea retta dell’evoluzione morale? Perché non riusciamo a camminare a testa alta sulla via dell’uguaglianza e del rispetto?

Da “La Prima Volta (Che Sono Morto)” di Simone Cristicchi
“Ieri per caso ho incontrato mio nonno
che un tempo ha fatto il partigiano
Mi ha chiesto: “L’avete cambiato il mondo?”
Nonno, dai, lascia stare… ti offro
un gelato…”

Mio nonno era un partigiano. Dico “era” e non “ha fatto” perché quello del partigiano è uno spirito, una corrente che alimenta l’anima e non un ruolo che si interpreta. Ed io sono cresciuta con i suoi ideali, che sono gli ideali, fortunatamente, di tantissime altre persone.
Vorrei, in un immaginario incontro con lui (come cantato da Simone Cristicchi), potergli dire “Sì, ce l’abbiamo fatta”.
Ma per questo sogno dobbiamo leggere, confrontarci, azionarci e lavorare tutti insieme, tutti i giorni dell’anno. Non dobbiamo avere paura di ciò che si discosta dalla nostra “normalità”. Le ingiustizie vanno combattute in prima persona, non rimandate ad altri. Se un traguardo richiede impegno e fatica, sicuramente il risultato non ci pioverà come “pappa pronta” dal cielo.

RICORDARE PER CAMBIARE,questo è ciò che voglio.

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