Fuoco

camino acceso

Arde come la voglia di cambiamento.
Riscalda il cuore nella speranza di un futuro migliore.
Asciuga le lacrime, dona tranquillità e permette di cucinare il cibo
Illumina la strada a chi sta effettuando il percorso al mio fianco
perchè non ci siamo scelti, ma ci siamo capitati nel momento migliore.

Annunci

“La casa degli angeli” Colleen McCullough

La casa degli angeli

“Beata ignoranza, la chiamano, ma io non sono d’accordo. L’ignoranza è una trappola che spinge la gente a prendere le decisioni sbagliate.” (p.190)

Una casa, innumerevoli personaggi al suo interno, ognuno con le proprie caratteristiche, come se fosse un micromondo all’interno del mondo reale.
Sogni, amori, odio, speranze: tutti i personaggi sono ben caratterizzati e molto differenti tra loro. Questo rappresenta una grande ricchezza, nonostante gli screzi che nascono.
Un romanzo che racconta la vita di un quartiere considerato “problematico”, tacciato non “di classe” con le sue case chiuse, i travestiti e gli eccessi. Nella storia trovano un loro posto anche un gruppo di lesbiche con soprannomi maschili, una padrona di casa stravagante, con la sua palla di cristallo ed i suoi tarocchi. Per non parlare della sua dolcissima piccola bambina muta, considerata da uno psichiatra affetta da una forma poco conosciuta di autismo.
Due delle protagoniste hanno anche una relazione con due uomini sposati. Le loro storie si evolvono in maniera differente. Molto spesso mi è capitato di confrontarmi con delle amiche proprio in merito ai tradimenti.
Io sono molto intransigente, non perdono il tradimento perchè va a ledere la fiducia che ho affidato totalmente e consapevolmente al mio compagno. Non ritengo comunque l’amante colpevole del danno subìto. Nonostante mi venga detto che, magari, è lei che lo ha circuìto. Penso che non conti ciò che possa essere fatto per conquistarlo: se lui è convinto del nostro rapporto, se mi ritiene veramente la sua compagna ideale, se mi stima e mi ama, non inciamperà mai e rimarrà ben saldo al mio fianco ed alla nostra relazione. Nel bene e nel male.

“Le scarpe appese al cuore” Ugo Riccarelli

“Mi conosco, so che ora, a pochi giorni di distanza dalle montagne di dolore, la prospettiva di una vita così regolata mi è sufficiente, tra qualche mese la voglia di fare le cose che amo mi porterà certamente a saltare qualche consiglio.
La vita non può essere solamente un’esecuzione di norme igieniche e sanitarie. Io so che l’amore e la passione, la forza che dà il gusto alle cose, non possono convivere con il pragmatismo di queste prescrizioni.
Sono sopravvissuto ma non voglio essere “un” sopravvissuto.
Vedo attorno a me persone che hanno avuto un trapianto e continuano a vivere per il trapianto, regolano la loro vita sul trapianto. Sono un trapianto.
Ho troppe facce da rivedere, troppe cose da fare, una vita davanti da vivere dopo un naufragio. Curerò abbastanza questo mio nuovo corpo per poterle fare tutte. Non chiedetemi altro.” (p.110 e 111)

lescarpeappesealcuore

“Le scarpe appese al cuore”, Premio Letterario Chianti nel 1996, fa parte di uno dei filoni letterari che mi piace seguire: quello dei libri autobiografici, inerenti le avversità, soprattutto medico/sanitarie. L’argomento fa risuonare alcune corde del mio intimo, aiutandomi anche a capire e conoscere meglio il mondo che mi circonda, disavventure comprese.
Ho voglia di imparare da coloro che mi sembra siano riusciti a reagire meglio di me agli “sgambetti” della vita.
Purtroppo Riccarelli è morto nel 2013 e non posso fargli sapere quanto la sua storia mi abbia toccata e nella quale mi sono immedesimata in diversi passaggi.

Ugo Riccarelli

Nato e cresciuto a Ciriè, prima di trasferirsi a Pisa perchè il clima della città toscana, maggiormente mite, gli concedeva un pò di tregua per i suoi problemi di salute. Anch’io ho vissuto a Ciriè, ma non ricordo di averlo mai incrociato….forse perchè ero troppo piccola quando si trasferì a Pisa. Peccato…

Arrivare allo strenuo delle proprie forze nell’attesa di un trapianto cuore / polmoni, riuscendo, non si sa come, a trovare la forza di rimanere aggrappato a quell’immaginario muro di roccia che scala per raggiungere quella stabilità, quella tranquillità e di quella “normalità” che gli pare invidiabile perchè permette agli altri di vivere il mondo senza le restrizioni che gli erano inposte.

Bel libro, bella storia e ben raccontata. Vi consiglio di leggerlo.

“FILASTROCCA dell’OSPEDALE”
C’era una volta un ospedale
dove nessuno stava mai male,
la gente si poteva ricoverare
solo se fingeva di farsi curare.
I medici infatti non sapevan guarire
ma eran i malati a non volere morire.
Se uno aveva un gran mal di testa
si organizzava una bellissima festa:
trenta malati fino a mattina
bevevano e ballavano più forte di prima,
mangiavano dolci a pancia sfrenata
e c’era anche una torta: “la siringata”,
pillole, capsule di ogni colore
rendevano allegri e scacciavan il dolore,
perché eran dolci e al sapor cioccolato
e poi perché il male non c’era mai stato.
I letti eran tutti con un veloce motore
e nei corridoi si passavan le ore
a fare le corse come in Formula Uno
e se anche sbattevi non moriva nessuno.
Che bell’ospedale che era, davvero
peccato non riescano a far che sia vero … (p.117)

“L’arte di essere fragili – come Leopardi può salvarti la vita” Alessandro D’Avenia

l_arte di essere fragili

“La disarmonia tra cuore e ragione andava riequilibrata e riparata, altrimenti il prezzo sarebbe stata la follia: pazzo è un pensiero senza cuore, così come un cuore senza pensieri. I Lumi che accettavi non erano solo quelli della ragione illuministica, ma anche quelli delle stelle, la cui luce poteva intercettare il cuore nelle tue passeggiate notturne.” (p. 59)

“L’arte di essere fragili – come Leopardi può salvarti la vita”, ossia come leggere un libro a 38 anni e rivalutare la figura del Leopardi. Non è che a scuola ci hanno raccontato menate….
gobbo era gobbo, è morto cieco, per non parlare della sua vita amorosa…
Si, era tutto questo, ma non solo. Purtroppo, quando si raggiunge l’età adulta e non si “masticano” quotidianamente i grandi scrittori, rimangono incastonati nella memoria principalmente gli stereotipi.
Il libro è scorrevole e rappresenta un epistolario tra Leopardi e D’Avenia, in cui però sono presenti solamente le lettere di quest’ultimo, il tutto intervallato da stralci e citazioni di opere del Leopardi. D’Avenia inizia ogni sua lettera con un amichevole “Caro Giacomo” perchè lo considera un amico, una parte integrante della sua vita ed un pilastro fondamentale della propria crescita umana ed intellettuale.
Abbiamo tutti paura di essere fragili e, soprattutto, di dimostrarlo agli altri, perchè questo ci rende vulnerabili agli attacchi altrui. Ma l’essere umano è precario, incompleto, fragile e solamente quando riesce a vivere accogliendo nel proprio cuore la propria incompiutezza ed i propri limiti, solamente allora potrà sperare in un’esistenza felice, accompagnata dall’amore di chi lo circonda.

“Forse allora saprebbe che solo uno è il metodo della faticosa ed entusiasmante arte di dare compimento a sè stessi e alle cose fragili, per salvarle dalla morte: l’amore.
Questo è il segreto per rinascere.
Questa è l’arte di essere fragili.” (p.200)

Evergreen Fest 2018 – Crowdfunding

Evergreen Fest 2018

L’Evergreen Fest è un appuntamento a cui mi piace partecipare perchè il calendario di spettacoli ed eventi è sempre molto ricco, variegato, interessante e completamente gratuito.
E’ in corso il crowdfunding (=raccolta fondi) per permettere all’edizione 2018 di svolgersi al meglio, come nelle precedenti edizioni.
In uno Stato, per di più attualmente senza governo, in cui alla cultura non viene dato il valore che merita, se avete la possibilità di effettuare una donazione, vi invito a visitare la pagina dedicata all’iniziativa e donare ciò che potete (vi è la possibilità di effettuare anche delle offerte libere).
Facciamo sentire la nostra voce con le nostre possibilità, non permettiamo a nessuno di privarci di eventi come Evergreen Fest!

“Vite di donne” Su Tong

Vite di donne

“Anche “Vite di donne” è legato al passato. Comprende due novelle che scandiscono un diverso passo del tempo: uno diacronico, cronologico e progressivo, Vite di donne, e uno sincronico, fisso e parallelo, Altre vite di donne.
Vite di donne racconta tre generazioni che si susseguono in un’abitazione situata sopra uno studio fotografico, passando attraverso tre fasi storiche fondamentali della Cina: dalla Shanghai prerivoluzionaria alla Rivoluzione culturale fino all’epoca delle riforme. Madri e figlie si passano il testimone di esistenze amare, fatte di gelosia reciproca, fallimento, malattia mentale, morte e abiezione. Xian debutta come attrice nella scintillante Shanghai degli anni Trenta, ma i suoi sogni finiscono con l’invasione giapponese; sua figlia Zhi, prodotto della nuova società, si ammala di depressione quando scopre di non poter avere figli; Xiao, la figlia adottiva, con un carattere forte e accentratore, manderà la madre in manicomio e tenterà di uccidere il marito. La cattiveria passa di madre in figlia, le madri fanno pagare alle figlie la propria infelicità, o perchè hanno rovinato la loro vita, o perché troppo spaventate per potersi dedicare a loro.” (p.129 e 130 – dalla postfazione di Maria Rita Masci)
La Masci definisce come novella sia “Vite di donne” sia “Altre vite di donne”. In realtà la prima è suddivisa in tre “mini storie”, ognuna delle quali ha come protagonista una donna e la sua storia, nella quale vi è la costante della nascita di una figlia, la quale è la protagonista della storia successiva. E’ vero che le tre storie sono ricollegate tra loro, è vero anche che l’ambientazione è unica per tutte e tre le narrazioni, ma tale scelta stilistica non mi èpiaciuta molto in quanto non mi ha permesso di inquadrare appieno nessuno dei personaggi, non concedendomi pertanto neppure di affezionarmi a loro. Questa parte del libro non mi ha particolarmente entusiasmata.

Shanghai
Shanghai

“Vite parallele si svolgono invece in Altre vite di donne: in una fabbrica di soia espropriata dopo la rivoluzione, due sorelle zitelle, le ex padrone, abitano l’appartamento al primo piano, mentre al piano terra tre commesse animano lo spaccio della fabbrica. Il tempo del primo piano si è fermato alla prima rivoluzione, mentre al piano di sotto ferve l’animazione del presente. Le sorelle vivono isolate dal mondo e in simbiosi quasi totale. Le commesse invece sono immerse nella complessità e nei guai del quotidiano, sono litigiose, sospettose e dispettose. Nel momento in cui i due mondi , passato e preseente, entrano in comunicazione, la tragedia si annuncia e travolgerà tanto chi abita sopra che chi lavora sotto.” (p.130 – dalla postfazione di Maria Rita Masci)
“Altre vite di donne”, invece, mi ha permesso di entrare nella storia, di comprenderne  le dinamiche, di simpatizzare per un personaggio piuttosto che un altro. Tutto condito dalla possibilità di avvicinarmi con maggior chiarezza ad una cultura differente dalla mia.

Su-Tong
Su Tong

La rinascita

Smarrimento, speranza, sofferenza, pazienza, in taluni casi perdita, ma in tantissimi altri recupero ed anche, con grande impegno, rinascita.
Ci sono luoghi che richiamano in noi emozioni contrastanti.
All’inizio del percorso non sai dove ti porterà la tua strada, puoi solo affrontare con consapevolezza e caparbietà gli ostacoli che ti sbarreranno il cammino. Devi anche pensare a prepararti bene ad effettuare la scelta giusta ad ogni bivio.

Metro piazza Carducci 1

Poi, una mattina, terminata la fisioterapia, i dolori ti permettono di guardare leggermente più alto rispetto alla tua testa e ti rendi conto che la natura sta rinascenedo insieme a te, con un sereno lilla, che ti piace tanto.

Metro piazza Carducci 2

A questo punto ti rendi conto che nessun posto è buono o cattivo, sei tu a fornirgli una qualità umana che di per sè non ha.
Sei tu a cambiare e nel cambiamento puoi percepire o meno la bellezza che ti circonda.
Buona rinascita (…e primavera) a tutti.