La delusione di “The King maker”

La mia preparazione in ambito cinematografico è ridotta e, per questo, i miei amici cinefili si divertono a prendermi in giro. Ho quindi deciso di mettermi di buona lena a guardare film, per ridurre questa mia ignoranza. Credo però di non essere particolarmente brava nella scelta dei titoli perchè mi pare di guardarne uno più brutto dell’altro … in questa specifica circostanza  vi parlo di “The King maker” (regia di Lek Kitaparaporn).

The_King_Maker_poster2

Ritengo la recitazione di tutti gli attori alquanto deludente: giusto per intenderci, guardandolo mi sono tornate alla mente le telenovelas sudamericane, stile “Celeste”, che guardavo nelle estati della mia infanzia,  quando mia nonna badava a me e che non erano certo un esempio di buona recitazione. I costumi, lo ammetto, mi hanno colpito positivamente, ma per tutto il resto non vi è alcun buon motivo per vedere il film … la storia non è sicurmante attinenete alla realtà, diversi aspetti vengono veramente tralasciati come scontati ma che invece andrebbero approfonditi, i combattimenti, inseriti con coreografie per allettare il pubblico maschile, sono anch’essi deludenti.
A quanto pare non sono l’unica a pesarla così: vedi recensione di Maciknight
… quindi, se fossi in voi, impiegherei il tempo in altro modo e non guardando “The King maker”.

Annunci

“Lo spirito delle sabbie gialle” Mbacke Gadji

Lo spirito delle sabbie gialle 1

Un libro breve ma ricchissimo di argomenti e di spunti di riflessione. Sono talmente tanti che sembra impossibile che Mbacke Gadji riesca a toccarli tutti in sole 81 pagine: la guerra, l’immigrazione, la magia, la religione, la vita, la morte ed anche un po’ di suspense nel finale. Il tutto portato avanti con uno stile narrativo per me inusuale, che nelle prime pagine mi ha un po’ spiazzata, ma che ho facilmente imparato ad apprezzare. E’ il primo libro che leggo di un autore senegalese ed ammetto che è stata una bella scoperta.

“Negli occhi della più piccola si leggeva un sentimento di tristezza, di pietà per coloro che subiscono queste umiliazioni gratuite e si chiudono in se stessi. Volevo spiegarle che il rifiuto di parlarne è segno di orgoglio, ma anche di speranza. Speranza che tutto, un giorno, finisca in bene.” (p.35)

“Io e la Chiari … con il sole alle spalle” Riccardo Gramola

Parliamo di disabilità. Ritengo la definizione “diversamente abili” una zona di conforto dell’essere politicamente corretti di coloro che parlano di una situazione che, non appartenendo loro, non possono conoscere.
Se non cammino, se non vedo, o se non possiedo qualsiasi altra capacità, il fatto che io sia bravo a fare altro non mi permette di camminare, vedere o quant’altro. Quindi non ci raccontiamo menate: se ho una disabilità, ce l’ho punto e basta. Non bisogna cambiare il nome alla situazioni, bisogna fare in modo che non siano un peso maggiore rispetto a quello che la condizione stessa comporta. Il disabile, onde abbia le facoltà per farlo, ha il sacrosanto diritto di cercare il proprio percorso in relazione a ciò che sa e può fare , potendo usufruire delle condizioni per poterlo attuare. Ma questo vale anche per i normodotati: se non sai cantare, recitare, disegnare, …, non ti accanire, fai altro. Cerca ciò che sai fare e fallo.

Ci sono disabilità e disabilità.
Purtroppo, nella società dell’apparire, ce l’hai solamente se è palesemente visibile. Se sei su una sedia a rotelle, sei senza un arto, o via discorrendo, scatta in automatico il pensiero: “poverino”. Per tutti gli altri, però, empatia zero. Se hai un importante mal di testa cronico che non ti dà tregua, non importa perché non si vede; se hai perso la sensibilità tattile ad una mano: “cosa importa? Usa l’altra!”.

Io e la Chiari...

“Io e Chiari … con il sole alle spalle”, parla del percorso di Riccardo Gramola, malato di Chiari 1, del suo post operatorio, del duro allenamento per poter fare un tratto del Cammino di Santiago, dei 300 km percorsi in solitaria, raccontati in un divertente diario. Si, anche divertente. Non tutti i malati diventano tristi o, per lo meno, non sempre.
Quando qualcosa viene negato, canalizzando in modo giusto le proprie energie e con i giusti affetti al proprio fianco, si possono ottenere grandi risultati. Si può essere caparbi, forse fin troppo, lavorando molto per raggiungere ciò che si desidera. Riccardo è proprio così, un malato caparbio, ma sempre con il sorriso sulle labbra.
Se tu sei normodotato ma ti focalizzi un po’ troppo su ciò che non hai, lamentandotene eccessivamente, leggi “Io e la Chiari … con il sole alle spalle”. Imparerai qualcosa sulla malformazione e la sindrome di Arnold Chiari e, magari, verrà voglia anche a te di lavorare per raggiungere il tuo scopo, il tuo sogno.
Perché tutti sogniamo .

Torino Spiritualità 2017 ed i suoi volontari

Torino spiritualità 2017 B

Torino Spiritualità è piena di volontari, veramente piena. Non ricordo una presenza così massiva gli anni scorsi. La mia memoria è diventata un colabrodo? Erano nascosti come i topolini di Cenerentola, pronti a saltar fuori solo nel momento del bisogno? O magari ce n’erano effettivamente di meno? Sono quasi tutti giovanissimi e mi piace vedere i Millennials all’opera in un evento come questo. Mi fa ben sperare che il pessimismo che ogni tanto mi colpisce , quello che mi fa pensare che le nuove generazioni prediligano la vita virtuale a quella reale, non è propriamente fondato o comunque non sempre.
E’ anche grazie a loro, al loro lavoro volontario e non retribuito, che una manifestazione come Torino Spiritualità può esistere, come tantissimi altri eventi, per non parlare di innumerevoli servizi. Ripenso agli anni che ho dedicato al soccorso e all’assistenza in ambulanza, prima in Croce Bianca e poi in Croce Rossa. Ho incontrato persone splendide ed ho fatto esperienze indicabili.
Sarebbe bello però vivere in un Paese in cui si può scegliere il lavoro dei propri sogni, potendo basare su di esso il proprio sostentamento, vivere in un Paese in cui lo spirito di iniziativa e la buona volontà non vengano sfruttati.
Ammetto però che è anche bello vivere in un Paese in cui si ha ancora voglia di mettersi in gioco per migliorare la vita di tutti, indipendentemente dal tornaconto personale, soprattutto se non c’è alcun tornaconto.