“I Borgia – Integrale” Alejandro Jodorowsky e Milo Manara.

I borgia

Viaggio sempre con dei libri, che sia solo uno in borsetta mentre giro per Torino oppure almeno un paio per quando mi allontano da casa per diversi giorni. Sono la mia copertina di Linus. Un ebook occuperebbe sicuramente meno spazio in valigia e sarebbe più leggero, entrambe qualità molto apprezzate, se si viaggia in aereo. Io, però, non riesco proprio a “convertirmi” e ad abbandonare la versione cartacea.
Quando ho la fortuna di riuscire a viaggiare, coltivando anche le mie amicizie sparse sul territorio nazionale, mi capita di fare delle piacevoli scoperte, come ritrovarmi incantata davanti ad una libreria piena di libri nei quali vorrei immergermici.
A casa di Cloe è successo proprio questo e, seppure a malincuore, la scelta è stata abbastanza semplice, considerando un paio dei life motive di questo mio 2018:  il Rinascimento italiano tra i Medici, i Borgia, Savonarola, Leonardo da Vinci & co, ritrovato dopo gli studi liceali anche grazie alla visione di “Da Vinci’s Demons”, ed i fumetti, dopo aver scoperto, grazie a Zerocalcare, che in realtà non è un genere così lontano “dalle mie corde” come pensavo soltanto qualche mese fa. Quindi ho afferrato “I Borgia – Integrale” di Alejandro Jodorowsky e Milo Manara.

Papa Alessandro VI
La storia la conosciamo un pò tutti, almeno a grani linee: Papa Alessandro VI, della famiglia ei Borgia, famoso per la sua condotta libertina (oltre alla relazione con Vannozza Catanei, ha intrattenuto rapporti anche con Giulia Farnese, moglie di Orsino Orsini, pur essendo papa), i suoi innumerevoli figli illegittimi (tra cui, i più famosi, sono Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo, avuti dalla sua amante Vannozza Catanei) e la sua bramosìa di impossessarsi completamente della Chiesa Cattolica, facendo sì che il papato diventasse un’eredità della famiglia Borgia, da tramandare di generazione in generazione). In “I Borgia – Integrale” Jodorowsky ha focalizzato la sua narrazione proprio su tutti quegli aspetti che caratterizzano il papato di Alessandro VI, così lontano da ciò che questa carica dovrebbe rappresentare.
E, a dirla tutta, mi sono letteralmente innamorata dalla bravura del fumettista Milo Manara.
Si, si, ve lo consiglio!!

Milo Manara
Milo Manara

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“Accabadora” Michela Murgia

Anni ’50,Soreni é un paese di fantasia della Sardegna (lo ammetto, ho una conoscenza della regione abbastanza ridotta, quindi vi fornisco quest’informazione dopo aver googleato), ma la storia è verosimile, perchè, in realtá, Soreni è un pó qualsiasi paesino della Sardegna, con i suoi usi e costumi e, soprattutto, in “Accabadora” non é importante la collocazione geografica all’interno della regione, ma quanto i personaggi che le danno forma.

Accabadora

“”Acabar”, in spagnolo, significa finire. E in sardo “accabadora” è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. E’ lei l’ultima madre” (IV di copertina)

Consigliatomi dalla bibliotecaria della Biblioteca Comunale di Corso Vercelli, quando le ho domandato se vi fossero dei libri della Murgia, avendola conosciuta con l’appassionante lettura di “Ave Mary”. Secondo lei è il romanzo più bello della scrittrice sarda. “Abbacadora” mi ha peró entusiasmato meno, in quanto in “Ave Mary” ho potuto imparare tantissime nuove nozioni, sulle quali ho anche avuto modo di fare ulteriori approfondimenti, ampliando i miei confini mentali.
Devo dare peró atto alla scrittrice di essere riuscita a raccontare un pezzo di cultura dei sardi che, altrimenti, mi sarebbe rimasto completamente sconosciuto.
Nella mia esperienza ho avuto l’impressione che i sardi non amino condividere “parti di loro” con chi di loro non “fa parte”. E devo anche ammettere che la figura dell’accabadora (…con o senza camice, in Sardegna, in Italia o in qualsiasi paese del mondo) è una figura attuale piú che mai, con le sue contraddizioni, la sua lotta morale interna e tutti i sentimenti che scaruriscono da ció che lei attua in chi resta per il rispetto e la compassione di chi vuole ardentemente andarsene.
Maria, la giovane protagonista, è la flius de anima, una “figlia d’anima”, di Tzia Bonaria Urrai, la quale è proprio l’accabadora. La pratica del filius de anima è rimasta viva,  in diverse zone della Sardegna, fino alla metà degli anni sessanta e consistente, da parte dei genitori biologici, di dare in affidamento spontaneo uno dei propri figli ad un altro adulto, il quale non necessariamente fa parte del nucleo famigliare.
Il romanzo, pertanto, non parla solamente di morte, ma anche di amore, un amore incondizionato non legato agli obblighi che ci si aspetta di rispettare a causa dei legami di sangue, e di rinascite.
Non possiamo scegliere come e dove venire al mondo, ma abbiamo la possibilità di adoperarci per tutte le rinascite che vogliamo, con le nostre regole, i nostri sogni ed i nostri desideri, con la nostra forza di volontà.
Nascite e rinascite sia morali che fisiche.
Non possiamo sapere se il nostro corpo o il corpo di un eventuale nostro compagno può concepire una nuova vita, ma si può essere genitori anche amando una creatura nata da altri corpi, ma che, per scelta, decidiamo di far entrare nella nostra vita, donandole una parte di noi e non, come purtroppo accade ancora oggi, per errore.
Tzia Bonaria Urrai è vedova, ma l’essere sola non le nega la capacità di crescere Maria con la dedizione e l’educazione che solamente chi desidera veramente un figlio può dare, indipendentemente dal proprio stato civile.

Michela Murgia è riuscita, in “Accabadora”, ha raccogliere e narrare così tanti argomenti importanti da far quasi girare la testa.
Amore, vita e morte descritte con dolcezza, nella consapevolezza che, anche davanti agli ostacoli che la vita ci presenta, abbiamo sempre davanti almeno un bivio nel quale la scelta della strada da percorrere spetta a noi ed a noi soltanto.

“Brodo caldo per l’anima” Jack Canfield – Mark Victor Hansen

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Lettura, oramai, di diversi anni fa, ma è un libro che spesso rileggo e dal quale ho tratto diverse citazioni da inserire nei vari biglietti d’auguri che adoro accompagnare sempre ai miei doni, indipendentemente dalle ricorrenze ai quali sono abbinati.
Tante piccolissime storie e frasi che donano uno spaccato di vita, come fossero innumerevoli istantanee affacciate verso il mondo, fornendo anche un’incredibile focolaio di spunti di riflessione.
Proprio come il brodo caldo quando si è ammalati permette di dare conforto e nutrimento al nostro corpo sofferente, “Brodo caldo per l’anima” rappresenta un rigenerante nutrimento per la nostra anima ed il nostro cuore.

“I BAMBINI IMPARANO QUELLO CHE VIVONO”
Se i bambini vivono con le critiche,
imparano a condannare.

Se i bambini vivono con l’ostilità,
imparano a combattere.

Se i bambini vivono con la paura,
imparano ad essere apprensivi.

Se i bambini vivono con la pietà,
imparano a commiserarsi.

Se i bambini vivono con il ridicolo,
imparano ad essere timidi.

Se i bambini vivono con la gelosia,
imparano cosa sia l’invidia.

Se i bambini vivono con la vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con la tolleranza,
imparano a essere pazienti.

Se i bambini vivono con l’incoraggiamento,
imparano ad essere sicuri di sé.

Se i bambini vivono con la lode,
imparano ad apprezzare.

Se i bambini vivono con l’approvazione,
imparano a piacersi.

Se i bambini vivono con l’accettazione,
imparano a trovare amore nel mondo.

Se i bambini vivono con il riconoscimento,
imparano ad avere un obiettivo.

Se i bambini vivono con la partecipazione,
imparano ad essere generosi.

Se i bambini vivono con l’onestà e la lealtà,
imparano cosa sianoverità e giustizia.

Se i bambini vivono con la sicurezza,
imparano ad avere fede in sè stessi
e in coloro che li circondano.

Se i bambini vivono con l’amichevolezza,
imparano che il mondo è un posto
bello in cui vivere.

Se i bambini vivono con la serenità,
imparano ad avere tranquillità di spirito.

Con cosa vivono i vostri figli?

Dorothy L. Nolte

“Lucia e il corpo di Alessia” Alessia Donati

Lucia_e_il_corpo_di_Alessia

“Alessia e Lucia sono talmente amiche che in certi momenti pensano di essere una sola persona. Alessia, irrequieta e istintiva, usa il suo corpo per reclamare uno spazio nel mondo; Lucia, bellissima, soffre di una malattia degenerativa che la costringe sulla sedia a rotelle. Il corpo si Alessia balla come lap dancer, agisce come un’escort, si presta diligente a esperienze di ogni genere; Lucia, dalla sua stanza, condivide le avventure, raccoglie le confidenze, immagina, sogna, suggerisce.
Fino a dove? Fino a quando?
Un romanzo provocante e provocatorio, in cui si mescolano storie vere, ma anche fantasia e fantasie.” (IV di copertina)

Non so chi abbia scritto il sopracitato “riassunto” di “Lucia e il corpo di Alessia”, presente nella quarta di copertina delle edizioni di Mondolibri. Sicuramente un artista della parola, meglio, senz’altro, della Donati. Riesce ad attirare il lettore nella speranza di immergersi in una storia fuori dalle righe, ma che non troverà nelle pagine del libro.
Il rapporto amicale tra Lucia ed Alessia, come le caratteristiche dei due personaggi, è molto ben descritto nel suddetto riassunto, ma non trova il giusto spazio e coinvolgimento all’interno della narrazione. Lucia andrebbe descritta meglio, dovrebbe ricoprire un maggior ruolo all’interno della storia.
Definire “Lucia e il corpo di Aessia” un romanzo provocante e provocatorio è esagerato: il sesso occupa, sì, la quasi totalità delle parole scritte, ma non vi è nulla di particolarmente provocante o provocatorio. Si accenna al sesso orale, anale, sveltine nei bagni, lap dance, sesso di gruppo ed al lavoro di accompagnatrice, passando velocemente da un’avventura di Alessia ad un’altra. Nulla di provocante e neppure di provocatorio, considerando il mondo in cui viviamo e che ci ha abituati a ben altre narrazioni ed immagini.
Non voglio sapere cosa, in quel che ho letto, sia reale o di fantasia. Mi sembra solo che sia l’unico libro scritto dalla Donati e sono lieta di questo.
Solo avendo il libro in mano ho scoperto che l’autrice è in realtà una pornodiva: le chiedo pertanto la cortesia di continuare a recitare film porno e di non scrivere un nuovo libro, grazie.

“Mi vivi dentro” Alessandro Milan

Una sera a cena a casa di amici, tante chiacchere e tante risate, poi, sulla soglia della porta in procinto di andarmene via, vedo un libro appoggiato lì, su un ripiano a fanco del divano. Quindi mi attardo un attimo a parlare con il padrone di casa: autori, generi letterari preferiti ed annessi e connsessi. Poi lui se ne esce con un “Seguimi” e mi conduce in camera da letto. Mi mette in mano “Mi vivi dentro” di Alessandro Milan, dicendomi “A me piacciono i libri struggenti.

MI vivi dentro

Leggi questo, secondo me ne vale veramente la pena”. E tra me e me penso: “E che cazzo (scusate il “francesismo”…), un libro stuggente no!!”, ma non me la sento di rifiutare, quando qualcuno ti consiglia un libro, prestandoti addirittura la sua copia (…per di più un regalo da parte del fidanzato, ormai non più tale, il quale era presente alla cena…), ti sta mettendo in mano un pezzo di sè e quindi non si può non accettare un tale dono!
In ascensore leggo la trama ed ho l’impressione che sia un romanzo autobiografico strappalacrime condito da un ottimismo non realistico. Giusto per intenderci, la seconda di copertina, in cui viene descritta la storia, finisce con “…Perchè le storie più belle non hanno un lieto fine: semplicemente non finiscono”.
Ho aspettato un pò a leggerlo, fintanto che ho iniziato a vergognarmi di tenere in ostaggio un libro non mio.

Alessandro Milan

Mi sono anche ricreduta, è ben scritto ed effettivamente è realmente un inno alla resilienza. Purtroppo, però, la mia lettura è comunque andata a rilento. Non so il perchè, forse mi sono rivista eccessivamente nella Del Rosso e nel suo calvario, considerando il mio percorso diagnostico ed il faticoso 2017, con strascichi nel 2018: avanti e indietro dagli ospedali, con l’impossibilità di gestire alcuni momenti della mia vita, dovendo per forza affidarmi a degli specialisti, scelti con tanta dedizione, obbligata a far da caregiver ai miei caregiver, non potendo però supportarli nel momento peggiore.
Ma io sono qua, mi sono ripresa pefettamente: al momento il mio lieto fine c’è. Ci sono anche e ci sono sempre stati, come per Wondy: ironia, nonostante la stanchezza ed i dolori (…e troppo spesso non capita da chi è al mio fianco), voglia di vedere oltre, perchè un “oltre” c’è, almeno nel nostro modo di andare avanti e di progettare.
Non possiamo predire il futuro, non sappiamo se domani saremo ancora a questo mondo, ma possiamo vivere il presente con l’intensità dell’ultimo attimo ma con l’entusiasmo di poter fare per altri mille anni.

Francesca Del Rosso
[Intervista di Daria Bignardi a Francesca Del Rosso a “Le invasioni Barbariche]

Al mio fianco, ci sono alcuni Alessandro Milan e, leggendo il suo libro, ho ritrovato nero su bianco ciò che già pensavo: se non vivi la malattia, ti ritrovi spiazzato e non sai come stare al meglio a fianco di chi il “menico” ce l’ha dentro e che lui soltanto può realmente affrontare.

“Come si sentisse lei in quel momento, non potevo immaginarlo. Anche con tutto l’amore del mondo, non avrei potuto capirlo mai, né allora né dopo.
Ma ecco come mi ero sentito io: paralizzato, come se il ghiaccio mi impedisse qualunque reazione. D’improvviso non riuscivo neppure a toccarla, a consolarla, a stringerla. Percepivo la mia completa inutilità, al punto di impedirmi di provare empatia per lei. Terribile.
Tanto che Fanci me lo aveva proprio chiesto: “Abbracciami, ti prego”.
E soltanto allora mi ero scosso.” (p. 141)

Alla fine non credo che fosse prematuro per me leggere questo libro in questo momento: se mi è arrivato, ci sarà un perchè. C’è un momento ed un tempo per ogni lettura, ma, a volte, lo capiamo solamente girando l’ultima pagina.
Consapevole di non spoilerare nulla di irreversibile, vi anticipo che Francesca Del Rosso muore e che “Mi vivi dentro” è la storia tra Wondy ed Alessandro, da quando si sono conosciuti alla ricostruzione, da parte di Milan, della propria vita e della propria famiglia dopo essere rimasto vedovo, con sapienti passaggi tra passato e presente.

Tranquilli, io non ho pianto, non perchè non ci sia da piangere, ma semplicemente perchè dipende dalla consapevolezza e dai ricordi che “Mi vivi dentro” fa riaffiorare in ognuno di noi.

“Poesie antirughe” Alessandra Racca

Alessandra Racca

Se non ricordo male, ho incontrato Alessandra solo una volta, una sera per la precisione, a casa di sua sorella Serena.
Serena la conosco molto meglio, abbiamo lavorato insieme, per alcuni anni, nello stesso ufficio, anche se con mansioni differenti. E devo proprio ringraziare Serena se nella mia libreria c’è “Poesie antirughe”, del quale regalò una copia ad ogni collega il Natale dell’anno in cui venne pubblicato. Lo so, è passato un po’ di tempo, ma devo ammettere che, pur leggendo ogni genere letterario, tendo a procrastinare i libri di poesie, come quelli di storie brevi, perchè sono troppo “veloci”, mentre io preferisco conoscere “lentamente” i personaggi per poter intrecciare le nostre vite durante una narrazione più lunga.

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Confesso però che “Poesie antirughe” è stata una bella scoperta. Pur trattandosi di un libro di poesie, si discosta completamente dall’idea, tanto comune quanto errata, che le poesie siano delle opere retrò, lontane dalla nostra realtà e che debbano per forza essere spiegate per poter essere capite. Alessandra ha narrato in poesia stralci di vita contemporanea, così vicina e così reale, da coinvolgere completamente il lettore, scrivendo anche, ad esempio, di panni stesi, del frigorifero, della sporcizia ed anche, sì, degli organi genitali.

…semplicemente grandiosa nella sua ironia e nella sua bravura nell’incorniciare la nostra contemporaneità….

 

 “OROLOGIO BIOLOGICO DRAMA: PARTITURA PER DELIRIO DI MATERNITA'”

“PRIMO MOVIMENTO

CORO: Tic tac tic tac

L’UTERO A ME: hei, c’è tanto posto qua…
IO AL MIO UTERO: si sta così bene soli soletti noi due, no?

IO A LUI: il mio utero dice che si sente solo
LUI A ME: invitiamo qualcuno a cena?

MIA ZIA: ormai hai l’età
GIGLIOLA CINQUETTI: non ho l’età

UOMINI ANZIANI AL BAR: fanno figli a quarant’anni e poi si lamentano
DONNE ANZIANE AL BAR: ma chi te lo fa fare, viaggia, fai carriera, divertiti!

UN’AMICA: pensaci bene
UN’ALTRA AMICA: non pensare, fai
MIA MADRE: fai tu

SECONDO MOVIMENTO

CORO: tic tac tic tac

LA MIA AMICA A ME: sono terrorizzata, il mio orologio biologico è diventato una bomba a orologeria!
LA STESSA AMICA AL FIDANZATO: di cosa ti spaventi? E’ solamente un orologio biologico: non una bomba a orologeria!

MIO PADRE: i figli vanno mantenuti
UN PUBBLICITARIO DI PASSAGGIO: un figlio è per sempre
UN DATORE DI LAVORO: un figlio è per sempre, il tuo contratto no

IL COLLEGA: le donne senza figli sono strane
IL COLLEGA (GIORNO MEDESIMO DELL’AFFERMAZIONE PRECEDENTE): con quelle della tua età non si può lavorare, appena le assumono vanno in maternità

MIA ZIA: sposa uno ricco, è l’unica
BERLUSCONI: fà come dice tua zia
CGIL, CISL E UIL: dicono qualcosa ma non sento

LE DONNE IN PIAZZA: se non ora quando?
IO ALLE DONNE IN PIAZZA: vi ci mettete anche voi?

BRUNETTA: bamboccioni

TERZO MOVIMENTO

CORO: tic tac tic tac

IO DI BUON UMORE: perchè no?
IO DI PESSIMO UMORE: perchè mai!

LUI: non è il momento
IO: sento che è venuto il momento
IL MIO UTERO: wow, è il mio momento?
IO E LUI ALL’UTERO: datti una calmata

UN’AMICA: non c’è il momento giusto
UN AMICO: succede…
UN’ALTRA AMICA (IN LACRIME): merda, è successo

CORO: il mondo va avanti così
IO: fermatelo

UN’AMICA: io non sono come quelle donne che
UN AMICO: io non sopporto le donne che
CORO DELLE AMICHE: non capisco gli uomini

QUARTO MOVIMENTO

CORO: tic tac tic tac

IL VATICANO: Vergine Maria, madre di Dio
MARIA: no comment
DIO A EVA: con dolore partorirai i tuoi figli
LA MIA AMICA EVA: figli non se ne parla, al massimo mi prendo un cane

IL MIO CANE: bau

ULTIMO MOVIMENTO

CORO: tic tac tic tac

MIA ZIA: perchè vai in giro senza orologio?
IL MIO UTERO: tic tac tic tac
IL MIO CONTRATTO DI LAVORO: tac tac tic tac
LUI A ME: vuoi un Tic Tac?
BRUNETTA: siete la peggiore Italia

LA BOMBA A OROLOGERIA DELLA MIA AMICA: bum!

Con:
L’allegro coro delle voci che popolano il mio utero
Si ringrazia:
Il Ministro Brunetta, per il suo fondamentale contributo

Nessuna primipara attempata è stata torturata per scrivere questa partitura.”
(pagg.35/38)

“Ho appena ucciso mia moglie” Emmanuel Pons

Ho appena ucciso mia moglie

“…Un romanzo sconvolgente e a tratti durissimo, tra atrocità e ironia, tra tragico e grottesco, nel quale il male che è dentro l’uomo appare quasi “normale” e si confonde con una strana forma di amore” (Ultima di copertina)

L’assassino si conosce giá dal titolo (l’attore Gianfranco Ratti, quando interpreta un ipotetico giallista scandinavo nei suoi interventi comici a “Il ruggito del coniglio”, avrà preso spunto da quest’opera?), ma, non trattandosi di un giallo, questo non é un problema. Il libro inizia con l’omicidio giá avvenuto: è l’evento scatenante di tutta la narrazione, ma non ci è dato sapere com’è accadutoo, anche perchè il come non è rilevante per la storia.
Il racconto è narrato in prima persona dal protagonista/assassino, che l’autore ha chiamato come se stesso, in un susseguirsi di eventi quasi surreali, che hanno inizio con il desiderio di Emmanuel di confidare a qualcuno, degno di fiducia, quanto commesso … per dargli una “meritata” notorietá, in quanto “persona informata sui fatti”. Tutto prima di andare a costituirsi alla polizia.
Nulla peró andrá come progettato. Emmanuel scoprirá delle prioritá che non prendeva neppure in considerazione…anche grazie alla saggezza di un maestro di vita, sul quale sarebbe bello che tutti noi potessimo contare.
(Prezzo di copertina: 14 €, pagato 1€ nuovo su una bancarella in via Po)

“Un essere vuoto non si aspetta niente, quindi non è mai deluso. Un essere vuoto ascolta quello che viene detto e non lo paragona con quello che si sarebbe potuto dire. Un essere vuoto non può essere infastidito da una mania. Non la giudica. Un essere vuoto, infine, Emmanuel, permette all’altro di vedersi come in uno specchio. Questo altro, oh miracolo! comincia allora a cambiare. Non subisce più la pressione di un essere pieno, avverso, che disapprova. A poco a poco si lascia andare, vuotandosi a sua volta. Allora la vita di sue esseri vuoti uniti è un paradiso. Uno riempie l’altro, insieme ogni sera si vuotano. Emmanuel, è la magia della vita” (p. 128)