Intervista ad Alessandra Manina: “la Michelangelo” della Valsusa con la sua RicreAzione

Alessandra ManinaSito: ricreazione.jimdo.com – Facebook: RicreAzione
[Sul sito potete trovare, oltre alle foto delle creazioni di Alessandra, anche i suoi contatti e le date dei mercatini a cui partecipa]

Siamo San Giorio, un piccolo paesino della Valle di Susa (provincia di Torino), dove gli abitanti sono ancora strettamente legati al territorio ed a tutto ciò che esso regala. E’ qui che Alessandra vive e dove ha avuto la voglia e la capacità di inventarsi un lavoro, anche se lei fatica ancora a definirlo tale, tanta è la passione con cui regala una seconda vita a tutti quegli oggetti ormai in disuso e che la società capitalista considera ormai solo più immondizia.
E’ un’hobbista ( =“Chi si dedica con impegno e continuità a un hobby”) sorridente e dalle idee infinite.

Bulbi

1) Il tuo lavoro richiede un impegno creativo molto importante oppure sono gli oggetti in disuso a “parlarti”, proiettandosi già nella tua mente in ciò che possono diventare? (Come, ad esempio, l’opera teatrale per il regista?)
Il mio “lavoro” (ndsmicol: è tra virgolette perchè, appunto, lei fatica a considerarlo tale) richiede senza dubbio molto impegno, ma non nella fase creativa. Per me la creatività è tutto fuorchè impegnativa, lei fluisce, mi prende, mi avvolge ed incanala quelli che sono i miei movimenti. Quando prendo in mano un pezzo di legno, piuttosto che un pezzo di ferro rigorosamente arrugginito, ne tasto la consistenza, ne sento il profumo, lo sento ma soprattutto lo ascolto. Mi racconta la sua storia, quello che è stato e così, strada facendo, prende forma una realizzazione che può totalmente discordare da ciò che avevo in mente inizialmente. E’ una sorta di contaminazione tra quello che sono io, quello che era il pezzo di legno e quello che insieme possiamo diventare.

Appendino Posate

2) Dove reperisci la materia prima per le tue opere? Hai dei posti segreti oppure attingi esclusivamente dagli oggetti in disuso che hai in casa o che ti vengono donati dagli amici?
Finora il reperire la materia prima per i miei lavori non è mai stato un problema. Noi proveniamo da una tradizione contadina dove i vecchi attrezzi facevano parte della vita quotidiana. Mia nonna conservava tutto (oggi la si definirebbe accumulatrice seriale) e di questo non la ringrazierò mai abbastanza !!! Poi, nel corso del tempo, ho potuto contare sulla collaborazione di moltissimi amici che, conoscendo la mia passione, ogni qualvolta dovevano sgomberare vecchi fienili o stalle, mi rifornivano di materiale che loro definivano “ciarpame” ma che per me erano dei veri e propri “gioielli”. E non parlo, naturalmente, di pietre preziose o di oggetti di valore, ma, ad esempio, di vecchie porte malconce, di falci arrugginite e consunte, di chiodi storti.
Nella nostra splendida Valsusa ci sono moltissime costruzioni, site in borgate ormai disabitate, che stanno letteralmente cadendo a pezzi. Tali costruzioni sono spesso aperte, dimora di animali selvatici e, spessissimo, a rischio di crollo. Purtroppo, e ci ho provato più volte, è impossibile reperire i nominativi dei proprietari ai quali chiedere il permesso di accedervi. Si tratta di immobili passati attraverso due, tre o quattro successioni. Questo è un vero peccato, non solo per me e per il valore inestimabile che ritengo abbia quel materiale, ma anche per la nostra cultura, che rischia di perdere per sempre un patrimonio storico che andrebbe assolutamente salvaguardato. Tutto ciò mi mette tristezza ma senza il permesso dei proprietari io non posso e non voglio arrogarmi il diritto di visionare e tantomeno recuperare oggetti che non mi appartengono.

Specchio Finestra

3) Il tuo lavoro non si conclude con l’atto creativo, anzi. Si potrebbe dire che “il peggio deve ancora venire” perché, a questo punto, devi vendere le tue opere. Quanto è faticoso e cosa ti spinge (oltre, ovviamente, il discorso economico) a fare i mercatini, alzandoti prestissimo alla mattina, pensando soprattutto al periodo invernale in cui il clima non è particolarmente clemente?
Naturalmente il mio percorso non si conclude con l’atto creativo, ma non direi che il peggio deve ancora venire, anzi, è il meglio che deve ancora venire !!! E non mi riferisco naturalmente alle difficoltà che riscontro costantemente nelle vendite, quello ci sta, il periodo è quello che è per tutti, ed i prezzi che io applico non sono, volutamente, svalutati. Il lavoro è tanto e totalmente manuale. (ndsmicol: qui Alessandra vorrebbe aprire un capitolo a parte, ma si blocca per non uscire dal “seminario” della domanda). Quando dico che “il meglio deve ancora venire” mi riferisco alla bellezza e all’emozione che la promozione e l’eventuale vendita comportano. Quando, esponendo i miei lavori, le persone si fermano ad osservarli e a farmi domande, è una vera gioia perchè mi danno la possibilità di spiegare il percorso che mi ha portata a realizzare un pezzo specifico: dalle sensazioni che ho provato nel prendere in mano la materia prima, ai cambiamenti in corso d’opera, alle difficoltà e, non ultimo, il titolo che ho dato alla creazione. Si, perché ogni mia creazione, oltre ad essere unica ed originale, autenticata con firma e data , ha un titolo che ne racchiude l’essenza e che ne è la sintesi. Tutto ciò fa si che io affronti con entusiasmo anche quella che è la parte logistica dei mercatini, dall’alzarsi all’alba con qualsiasi condizione meteorologica, all’allestimento dell’esposizione, sempre diversa e sempre con un pezzo inedito. Quello che per ora non riesco, ancora, ad affrontare con il medesimo entusiasmo sono le lungaggini e le assurdità burocratiche che regolamentano i mercatini per gli hobbisti (ndsmicol:  anche qui Alessandra vorrebbe aprire un ulteriore capitolo….mi sa che quest’intervista non rimarrà unica, perchè Alessandra ha ancora molte cose da raccontarci…)

Lavagna Portaspezie

Annunci

“Il tiranno di Roma” Andrea Frediani

“Un uomo deve accettare il proprio destino o esserne distrutto.” 
(Frase ricorrente nella serie tv “Spartacus” – 2010/2013)

image

Hey, hey, hey…non confondetevi con una citazione cinematografica, sicuramente piú famosa, ma appartenente ad un altro Gladiatore, ossia l’Ispanico:

image

Spartaco ha preceduto l’Ispanico di circa 300 anni.
Ed oggi vi voglio parlare de “Il tiranno di Roma” di Andrea Frediani, breve romanzo storico che narra la storia di Crisso, condottiero gallico, prima che diventasse uno dei leader della ribellione della Terza Guerra Servile insieme a Enomao, Gannico, Casto e, appunto, Spartaco.

image

La narrazione inizia con Crisso schiavo. Puó sperare di riavere la libertá entrando nella guardia privata dell’ormai anziano Gaio Mario, nemico storico di Silla. Lo stesso Gaio Mario che anni prima causó la morte del padre di Crisso e l’inizio della sua schiavitú. Il suo destino si intreccia quindi a quello di Giunilla, serva del console Ottavio.
E poi…mi fermo qua, altrimenti mio articolo diventa piú lungo dello stesso romanzo 😀

Giovanni Maria Clemente Messana presenta il suo “LE GESTA DELL’ERRANTE”

Giovanni MessanaGiovanni Maria Clemente Messana

Si, conosco Giovanni.
No, non ho ancora letto il suo libro.
Mica tutti mi fanno leggere le loro opere in anteprima.
…magari…
Giovanna Cravotta è stata una sorpresa che al momento rimane, letteralmente, piú unica che rara.

Le Gesta dell'Errante - Presentazione 15_12_2018

Infatti adesso non vi parlo direttamente de ” Le gesta dell’errante –  vol.1″ , ma della presentazione che Giovanni ne fará il 15 Dicembre presso la Sala Conferenze della Biblioteca civica Centrale.
Giovane cervello non in fuga: laureato in filosofia presso l’universitá di Torino, attore del Gruppo Teatro 1, insegnante di teatro per lo stesso Teatro 1 e per l’Araba Fenice ed adesso anche scrittore. La dialettica e l’ironia sono due delle doti che maggiormente apprezzo in lui e che mi portano a pensare che la presentazione della sua opera prima sará anche l’occasione per capire che le nuove generazioni hanno la temperanza di investire le loro forze in un futuro che probabilmente è meno stabile rispetto a quello sognato dalle generazioni che ci hanno preceduti, ma sicuramente con piú sogni e stimoli.
Incarna gli intenti di Smicol.
Dove arriverá Giovanni?
Nessuno lo sa ancora, nemmeno lui lo sa. Ma sicuramente andrá avanti a testa alta e lavorando per avere diversi cilindri da cui tirar fuori nuovi conigli.
Venite anche voi alla presentazione del 15 dicembre, fatevi coinvolgere dalla sua “aurea cretiva” e quando tornerete a casa, magari accompagnati dal suo libro autografato, lasciate decantare ció che vi ha passato.
E riprendete a sognare anche voi.
Sognare si puó perchè nessuno ci puó rubare i nostri sogni e la nostra forza di vederli avverati.

Intervista a Salvo Pitruzzella: Scrittore, drammaterapeuta, docente e direttore della scuola triennale di drammaterapia di Lecco

Salvo - Smicol

Salvo Pitruzzella è esperto di Drammaterapia e di educazione alla creatività. Dal 1998 dirige la Scuola Triennale di Drammaterapia presso il Centro ArtiTerapie di Lecco. È Professore di Prima Fascia di Pedagogia e Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, dove tiene anche il corso di Scrittura Creativa. È International Member della BADTh (British Association of Dramatherapists), e fa parte del Comitato Editoriale della rivista Dramatherapy Journal, organo scientifico dell’associazione. Nel 2006 è stato invitato a tenere la Lectio Magistralis alla Conferenza della BADTH, a Nottingham. Socio Onorario, a partire dalla sua fondazione, della SPID (Società Professionale Italiana Drammaterapia), su delega della quale è membro dell’Executive Board dell’EFD (European Federation of Dramatherapy), che riunisce delegati delle associazioni professionali di drammaterapia di 14 nazioni europee. È il rappresentante italiano presso l’ECArTE (European Consortium for Arts Therapies Education), consorzio di università europee che promuovono la formazione nel campo delle ArtiTerapie, ed ha collaborato all’organizzazione della 13a Conferenza Internazionale delle Arti Terapie (Palermo, 16-19 Settembre 2015), dove ha condotto la Masterclass in Drammaterapia. Ha condotto laboratori di Drammaterapia e creatività applicata in molte città d’Italia, come pure in UK, Svizzera, Repubblica Ceca, Romania, Grecia, Malta, e Israele. È stato il primo italiano invitato a tenere una Lectio Magistralis alla Conferenza della NADTA (North American Drama Therapy Association), Seattle (WA), 2016, il cui testo è stato pubblicato sulla Drama Therapy Review.

1) Psicoterapeuta e drammaterapeuta: che differenza c’è tra i due indirizzi terapeutici?
Possiamo partire dall’etimologia: terapia deriva dal verbo greco “therapein”, che vuol dire curare, o prendersi cura, anche se non sempre le due nozioni vanno di pari passo. In particolare, nella medicina scientifica del 900, la nozione di cura è stata primariamente legata alla chimica, o alla chirurgia, vale a dire massicci interventi esterni sul paziente. Se questo ha da un lato salvato molte vite, dall’altro ha portato a considerare l’altro aspetto come secondario: quello che gli inglesi chiamano “bedside manners” è diventato nel tempo un accessorio di cui si può tranquillamente fare a meno. Nell’accezione delle psicoterapie e della drammaterapia, i due termini sono inscindibili: la cura avviene attraverso il prendersi cura, vale a dire che il ruolo essenziale del terapeuta non è inserire un elemento correttivo, ma sostenere il soggetto nella ricerca del proprio equilibrio, creare un ambiente umano e relazionale dove le risorse della persona possano trovare spazio e rafforzarsi. Il prefisso psico- nella parola psicoterapia indica due cose: da un lato, che la cura si rivolge alla psiche. Psiche è il nome dell’anima nell’antica Grecia, recuperato nel XIX secolo dalla nascente disciplina della psicologia, che indaga il funzionamento della mente umana. Quindi, cura della mente. Dall’altro lato, il prefisso indica il fatto che tale cura è all’interno di uno dei filoni della psicologia, ciascuno dei quali propone un modello diverso della psiche: abbiamo infatti psicoterapie comportamentali, cognitive, psicodinamiche (tra le quali le varie forme di psicoanalisi), umanistiche, ecc.
Veniamo alla drammaterapia: in essa, il termine terapia è usato più o meno nello stesso significato in cui è usato dalle psicoterapie: un metodo per aiutare persone in difficoltà, che possono essere più o meno gravi, a trovare le proprie risorse interiori per sopravvivere. Quello che la differenzia dalla psicoterapia è la parola dramma. Questo significa che gli strumenti della cura sono derivati dall’ambito drammatico. Per dramma si intende una predisposizione umana alla rappresentazione, che si è manifestata storicamente nelle forme del rito e del teatro, e che si continua a manifestare giorno per giorno nel gioco “a far finta” dei bambini. Noi crediamo che il linguaggio del dramma sia intrinseco alla natura umana, e che il processo drammatico abbia una grande potenzialità terapeutica, e nel corso del tempo (la drammaterapia è nata negli anni 70 del secolo scorso), abbiamo costruito degli strumenti per facilitare, controllare e valutare il processo.

2) Scrittore, dramma terapeuta, docente e direttore della scuola triennale di drammaterapia di Lecco: tutte queste attività sono una scelta spontanea oppure obbligata perché in Italia non è ancora pronta per permettere di vivere solamente con uno di questi lavori?
Per vedere il bicchiere mezzo pieno, potrei dire che ho realizzato, nel mio piccolo, la profezia del vecchio Carlo Marx, che diceva più o meno: puoi pescare la mattina, arare il pomeriggio e cantare la sera, senza per questo essere pescatore, contadino o musicista. Scherzi a parte, devo ammettere che lavorare come drammaterapeuta (o in generale come arteterapeuta) in Italia è ancora un po’ difficile, a differenza di altre nazioni. Tuttavia vedo che qualcosa si sta rapidamente muovendo: molte persone lavorano sul territorio e il metodo comincia ad acquisire una certa credibilità. Spero che prima o poi diventi una professione riconosciuta. Attualmente è regolata da una norma liberamente sottoscritta dalle associazioni nazionali dei professionisti delle arti terapie, sotto l’egida dell’UNI, che ne stabilisce competenze e standard formativi.

3) Come drammaterapeuta, docente e scrittore di libri specializzati: perché chi ci legge dovrebbe scegliere di iniziare questo percorso di studi e quindi di lavorare come drammaterapeuta? Quali competenze e doti bisogna possedere per potervisi approcciare?
La scuola di drammaterapia a Lecco esiste da vent’anni, e fa parte di un più ampio progetto di formazione nelle arti-terapie, e di promozione delle professioni dell’ambito. Gli allievi devono possedere un titolo di studio equivalente ad una laurea triennale (preferibilmente nel settore psico-socio-educativo) o esperienze equivalenti, e possibilmente minime competenze teatrali. Ma soprattutto devono avere passione per la materia: spesso sono persone che hanno sperimentato direttamente come l’esperienza teatrale di per sé possa essere qualcosa che ci trasforma, e hanno intuito che tale potenziale può essere meglio compreso e utilizzato nelle relazioni d’aiuto. Nella formazione in drammaterapia la teoria non è separata dalla pratica. Dall’analisi dell’esperienza di gruppo deriviamo i principi che governano il processo e impariamo ad usarli, ma allo stesso tempo lavoriamo su noi stessi, sviluppando la nostra creatività, la nostra sensibilità empatica, e la nostra capacità d’ascolto, che sono strumenti fondamentali per la professione, ma anche, oserei dire, per la vita.

Giovanna ed il canto della “sua” allodola.

Giovanna
Giovanna Cravotta

Non importa quanto il periodo che stai vivendo ti possa sembrare nero e quanto tutto ciò che tu stia facendo ti possa apparire difficoltoso: la vita, comunque, riesce a regalarti delle belle ed inaspettate sorprese.
Una mattina come tante altre: accedo alla posta elettronica del lavoro e lì in mezzo, tra le mail che richiedono la mia attenzione, ce n’è una di Giovanna.
“Scusami Giò, prima mi smazzo quelle del lavoro…sai, le priorità…”
Poi, finalmente, riesco ad arrivare anche a lei e le sue parole contengono una richiesta d’aiuto molto particolare e piacevolemente sorprendente: ha scritto un romanzo breve, che mi inoltra, ed avrebbe piacere che le dessi la mia opinione.
Ommimì che responsabilità!
LEI avrebbe il piacere?
In realtà sono io a sentirmi onorata dalla sua richiesta; non immaginavo avesse questa considerazione di me…Le rispondo e stampo. Questa sera interromperò la lettura del mio libro “di turno” perchè la curiosità è tanta.
allodola

Non entro nel merito della storia perchè so che Giovanna vuole partecipare ad un concorso letterario e non voglio crearle problemi, ma recupererò non appena lei me lo permetterà.
Mi concedo e mi permetto, comunque, di confermare qui quel che ho già detto a lei:
BRAVA Giovanna!
Hai grandi capacità descrittive. Riesci a far viaggiare il lettore grazie alle tue parole, dovunque tu voglia. Ed è veramente bello vedere come ciò che abbiamo imparato durante il nostro percorso per diventare drammaterapeute sia un tutt’uno con la realtà e con una storia di fantasia, che descrive uno stralcio di mondo non vero ma comunque realistico.
Ancora grazie.

“Guarire coi perchè” Robin Norwood

 

Tanto mi ha entusiamata “Donne che amano troppo”, tanto mi ha lasciata perplessa “Guarire coi perchè”.
No, non sto dicendo che non mi sia piaciuto, è solo un’ammissione dei grandi dubbi che si sono intrecciati nella mia mente mentre leggevo questo secondo libro della Norwood. Ammetto che concluderlo non mi ha permesso di dissipare tutti i punti interrogativi che sono nati tra i miei pensieri.
“Donne che amano troppo” mi ha permesso di posare delle basi razionali che hanno dato il là ad un interessante percorso di approfondimento e sono stata prontissima a consigliarne la lettura a tutti coloro che, come me, sono interessati ad approfondire i disturbi relazionali e le dipendenze affettive. Mi aspettavo che “Guarire coi perchè” seguisse la scia del precedente libro, foss’anche perchè nel titolo c’erano degli ottimi presupposti per procedere lungo la via del “cogito ergo sum”. Invece no, la Norwood tocca, in quest’opera, un livello che va al di là di ciò può essere realmente percepito, che l’autrice definisce “esoterismo”, e che, a quanto ho capito, implica un atto di fede che mi risulta difficoltoso.

Non so: devo arrendermi alle mie perplessità e continuare a leggere libri che mi permettano di progredire nella strada dell’esperienza empirica oppure, prima di alzare bandiera bianca, devo provare ad approfondire proprio quegli argomenti che mi lasciano interdetta, perchè sono così lontani da me e per questo li conosco anche poco? In effetti, anche per poter contestare, bisgona essere preparati…

” … via via che accumuliamo esperienza, che impariamo, che cresciamo, la nostra coscenza si sviluppa e cosí anche la nostra capacità di scegliere.” (p. 59)

“I Borgia – Integrale” Alejandro Jodorowsky e Milo Manara.

I borgia

Viaggio sempre con dei libri, che sia solo uno in borsetta mentre giro per Torino oppure almeno un paio per quando mi allontano da casa per diversi giorni. Sono la mia copertina di Linus. Un ebook occuperebbe sicuramente meno spazio in valigia e sarebbe più leggero, entrambe qualità molto apprezzate, se si viaggia in aereo. Io, però, non riesco proprio a “convertirmi” e ad abbandonare la versione cartacea.
Quando ho la fortuna di riuscire a viaggiare, coltivando anche le mie amicizie sparse sul territorio nazionale, mi capita di fare delle piacevoli scoperte, come ritrovarmi incantata davanti ad una libreria piena di libri nei quali vorrei immergermici.
A casa di Cloe è successo proprio questo e, seppure a malincuore, la scelta è stata abbastanza semplice, considerando un paio dei life motive di questo mio 2018:  il Rinascimento italiano tra i Medici, i Borgia, Savonarola, Leonardo da Vinci & co, ritrovato dopo gli studi liceali anche grazie alla visione di “Da Vinci’s Demons”, ed i fumetti, dopo aver scoperto, grazie a Zerocalcare, che in realtà non è un genere così lontano “dalle mie corde” come pensavo soltanto qualche mese fa. Quindi ho afferrato “I Borgia – Integrale” di Alejandro Jodorowsky e Milo Manara.

Papa Alessandro VI
La storia la conosciamo un pò tutti, almeno a grani linee: Papa Alessandro VI, della famiglia ei Borgia, famoso per la sua condotta libertina (oltre alla relazione con Vannozza Catanei, ha intrattenuto rapporti anche con Giulia Farnese, moglie di Orsino Orsini, pur essendo papa), i suoi innumerevoli figli illegittimi (tra cui, i più famosi, sono Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo, avuti dalla sua amante Vannozza Catanei) e la sua bramosìa di impossessarsi completamente della Chiesa Cattolica, facendo sì che il papato diventasse un’eredità della famiglia Borgia, da tramandare di generazione in generazione). In “I Borgia – Integrale” Jodorowsky ha focalizzato la sua narrazione proprio su tutti quegli aspetti che caratterizzano il papato di Alessandro VI, così lontano da ciò che questa carica dovrebbe rappresentare.
E, a dirla tutta, mi sono letteralmente innamorata dalla bravura del fumettista Milo Manara.
Si, si, ve lo consiglio!!

Milo Manara
Milo Manara